Mobilità post covid – È tempo di agire per cambiare!

Ai Sigg.ri Sindaci dei comuni di:
Annone Veneto
Caorle
Ceggia
Cinto Caomaggiore
Concordia Sagittaria
Fossalta di Piave
Fossalta di Portogruaro
Gruaro
Jesolo
Meolo
Musile di Piave
Noventa di Piave
Portogruaro
Pramaggiore
San Donà di Piave
San Michele al Tagliamento
San Stino di Livenza
Teglio Veneto
Torre di Mosto
Al Commissario Prefettizio:
Eraclea

Oggetto: Mobilità post covid

È tempo di agire per cambiare!

Il Circolo Legambiente Venetorientale, con questo preambolo al comunicato di Legambiente Veneto, intende stimolare i Sindaci del territorio ad una riflessione d’area, intesa a sviluppare azioni congiunte, coraggiose per un futuro diverso, migliore.
Domani non sarà più lo stesso come prima. Così ci stiamo ripetendo da giorni ma non bastano le parole servono le azioni.
Questa crisi sanitaria fa intravvedere, abbastanza chiaramente, che viviamo anche una grave crisi ambientale. Sono molti gli spunti, che andranno approfonditi, quali concause scatenanti della pandemia, dall’attacco ai sistemi naturali, alla perdita di biodiversità e capacità di difesa naturali, all’indebolimento dei sistemi immunitari per le popolazioni più esposte all’inquinamento dell’aria.
Ora è il momento di agire e programmare per un futuro diverso.
Nel riprendere, più sotto, il comunicato di Legambiente Veneto desideriamo evidenziare alcuni aspetti necessari, a nostro avviso, per questo territorio diffuso che, spesso, si pensa escluso, esente, dai problemi degli agglomerati urbani.
Ricordiamo solo due numeri, per smentire questo, del rapporto Mal’Aria Veneto 2018 di Legambiente. Nell’occasione abbiamo indicato le quantità di pm10, estrapolando i dati INEMAR, emesse per le città di San Donà di Piave e Portogruaro rispettivamente di 71 e 101 tonnellate anno.
Il paradosso è che San Donà, popolazione superiore a 30.000 abitanti, rientra nell’accordo del bacino padano, perciò si adottano misure di contenimento, mentre a Portogruaro no.
Ecco perché anche questo territorio, diffuso, deve dotarsi degli strumenti indicati nelle 5 misure suggerite e in particolare le azioni volte a ridurre gli spostamenti in auto:
Più bici e più itinerari ciclabili. Non possiamo dimenticare che recentemente è stato approvato uno strumento importante quale il Masterplan della mobilità sostenibile. Un documento importante e condiviso che, elaborato in un contesto diverso dall’attuale, pone al centro i collegamenti ciclabili per lo sviluppo del turismo. C’è ora la necessità di rivedere le priorità puntando ai collegamenti casa lavoro e casa scuola, adottando le misure di trasformazione per itinerari esistenti e spostando la priorità dei finanziamenti negli itinerari intercomunali e per raggiungere i centri servizi.
Il trasporto pubblico, messo in sicurezza, non dovrà diventare marginale ma crescere. Questo sarà possibile collaborando per diversificare gli orari delle attività, in primis le scuole, riducendo l’affollamento e il traffico.
Avviare anche in questo territorio progetti di sharing mobility sia per auto elettriche che per gli altri veicoli elettrici bici, scooter e monopattini.
Sostenere e promuovere lo smart working, sono migliaia gli spostamenti giornalieri che possiamo evitare migliorando ambiente e qualità della vita dei lavoratori.
Il turismo dovrà ripensarsi e dovrà rivedere anche il modello di attrazione e di mobilità. È questa l’occasione per sviluppare trasporti sicuri e pubblici che riducano consumo di suolo ed emissioni.
Valorizzare, rispettando, le poche aree naturali rimaste. Meno massa e più qualità, più offerta ambientale e valore del territorio diffuso che massa accalcata e consumistica. Più equilibrio e sostenibilità delle risorse.
Le prossime crisi saranno ambientali, acqua e clima, innalzamento dei mari ed erosione sono quelle che già ora si manifestano con forza. In questo caso non ci sarà vaccino o distanziamento sociale a salvarci, dobbiamo lavorare insieme per curare il nostro pianeta. Basta pensare, agiamo… insieme!

C. Stampa Legambiente Veneto

Cari Sindaci osate lo straordinario

“Per superare l’emergenza coronavirus e per far ripartire le città italiane servono risposte e soluzioni eccezionali. Per questo, cari Sindaci, non vi limitate all’ordinario, non restituiteci le vecchie città. Il vostro mestiere richiede visione di futuro, soluzioni inedite, capacità di guidare la comunità verso frontiere nuove. E oggi che tutti abbiamo sperimentato una condizione eccezionale, non c’è momento migliore per osare lo straordinario. Insieme ce la possiamo fare”.

Con queste parole Legambiente scrive una lettera ai sindaci delle città italiane e al presidente dell’Anci Antonio Decaro indicando ai primi cittadini un pacchetto di 5 misure sostenibili e concrete per ripensare la mobilità in città post COVID-19, evitando che l’auto, le moto e gli scooter, siano per i cittadini la soluzione più sicura per proteggersi dal virus e per spostarsi dentro e fuori l’area urbana. Un pacchetto quello proposto dall’associazione ambientalista che prevede: mezzi pubblici più sicuri attraverso monitoraggi, controlli e tornelli per contingentare gli ingressi e garantire le distanze di sicurezza, e prevedendo più risorse per realizzare tutto ciò. Più bici e nuove ciclabili nelle aree urbane replicando, ad esempio, il modello vincente della Bicipolitana di Pesaro e le esperienze che arrivano da diverse città del mondo. È poi prevedendo, tra le altre misure, il rafforzamento della sharing mobility – auto soprattutto elettriche, bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini – attraverso accordi con le imprese per avere più mezzi in città e in più quartieri a costi molto più contenuti; invitando i cittadini a rottamare l’auto e scegliendo la mobilità sostenibile e i bonus green. Ed infine incentivando sempre di più lo smart working, avviando un dialogo con il Governo per prevedere dei vantaggi fiscali per le aziende e i lavoratori che decidono di puntare su lavoro agile e sul mobility management di comunità.
Si tratta di misure attuabili in pochi mesi, con risorse relativamente contenute e alcune già disponibili, perché si tratta di attuare provvedimenti già contenuti in Leggi dello Stato. Ad esempio per quanto riguarda la realizzazione di nuove ciclabili, Legambiente ricorda che nella Legge di Bilancio 2020 sono stati stanziati 150 milioni di euro per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani. L’importante, dunque, sarà avere idee chiare per affrontare con progetti semplici e praticabili la fase in cui le città si rimetteranno in moto, perché il dopo non sia più come il prima.

“Le nostre città – commenta Legambiente – possono essere un fantastico banco di prova per dimostrare che si può cambiare il mondo in meglio, sperimentando le vie green verso nuovi modelli di sviluppo. Occorre intervenire subito su quelle misure che hanno una valenza sanitaria e ambientale e che possono dare delle risposte alle regole imposte dal Covid19. Con queste 5 misure che proponiamo oggi ai Sindaci, milioni di lavoratori, studenti e famiglie potranno muoversi da subito in maggiore sicurezza e libertà contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra. Per far ciò è indispensabile un impegno da parte di tutti, cittadini, sindaci, società di trasporto e governo, consapevoli che il Paese oltre ad un decreto Cura Italia, ha bisogno anche di provvedimenti che mettano al centro le Città e i Comuni perché è da qui che bisogna prima di tutto ripartire”.

  1. Sicuri sui mezzi pubblici. Lo sappiamo, le persone avranno paura a prendere bus e treni, tram e metro per timore del contagio. Dobbiamo fare in modo, mano a mano che le città ricominceranno a muoversi che i mezzi pubblici siano in grado di garantire distanze di sicurezza. Si dovranno programmare con attenzione le corse, bisognerà ripensare anche gli orari della città per evitare congestione e traffico nelle ore di punta. Sarà fondamentale un continuo e attento monitoraggio, sia dei mezzi che delle stazioni, dove si dovranno introdurre controlli e tornelli per contingentare gli ingressi oltre a garantire una quotidiana sanificazione. In Spagna il Governo ha stabilito l’obbligo di mascherine sui mezzi pubblici e ha garantito la distribuzione di oltre 10 milioni da distribuire nelle stazioni principali. Per fare tutto questo ci vogliono risorse. In parte il governo ha risposto, ma è evidente che non basta perché le aziende pubbliche hanno bisogno di investimenti e già soffrono per la riduzione di introiti da biglietti dovuta a questi mesi di stop.
  2. Più persone in bici e percorsi ciclabili nuovi. La bici è il mezzo che permette il migliore distanziamento: per cui è ora il momento di realizzare percorsi ciclabili temporanei (con segnaletica orizzontale e verticale) lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate, riservando lo spazio per poi dotarli di protezioni e passaggi esclusivi mirando a trasformarli nei mesi successivi in vere ciclabili. Contestualmente deve essere limitato il transito degli autoveicoli nei centri urbani e nei quartieri residenziali, eventualmente istituendo delle Low Emission Zone temporanee (con limite di velocità 20-30 km/h). È la soluzione che stanno praticando tante città in giro per il mondo: a Montpellier con una striscia di vernice e cordoli di protezione con conetti provvisori, a Berlino allargando le piste ciclabili con nuove strisce laterali. Stesse misure decise a Bogotà come a Vancouver, a New York come a Boston e Parigi. In Nuova Zelanda il Governo ha deciso di finanziare queste misure da parte dei Comuni. Queste soluzioni, vista anche l’ordinanza più restrittiva emanata dalla Regione Veneto che aumenta il distanziamento interpersonale da uno a due metri, possono garantire i giusti spazi e le corrette distanze per chi intenda muoversi in sicurezza, con minori rischi per i cittadini costretti oggi a avvicinamenti o peggio ad assembramenti involontari, causati da marciapiedi e percorsi ciclopedonali troppo spesso promiscui e di dimensioni inadeguate, mentre le strade, spesso sovradimensionate, sono vuote. Questi interventi sono a costo quasi zero e attivabili subito. Le risorse per realizzare a seguire delle vere ciclabili ci sono: nella Legge di Bilancio 2020 sono stati stanziati 150 milioni di Euro per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani. Cosa aspetta il Ministero delle Infrastrutture a emanare il Decreto che fissa i criteri per l’erogazione dei fondi? Intanto però i Comuni si possono preparare, in modo da avere progetti seri da candidare e un piano da cui “si evinca la volontà di procedere allo sviluppo strategico della rete ciclabile urbana”, come sottolinea la Legge, in modo che nel 2021 possano partire i cantieri. E che si tratti di reti ciclabili fatte bene, magari copiando il format della Bicipolitana di Pesaro o quello progettato da Padova, replicandolo ovunque.
  3. Rafforzare la sharing mobility. Le più efficienti alternative all’auto privata in città, per chi non vorrà prendere i mezzi pubblici, dovranno diventare tutti i mezzi in sharing: auto (meglio elettriche), bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini. I Comuni dovranno stringere accordi con le imprese per avere più mezzi e in più quartieri, a costi molto più contenuti. Numerosi nuovi operatori di sharing mobility, soprattutto elettrica, hanno rinviato ma confermato i loro programmi di sviluppo in tutta Italia, sia nella grandi città, sia nelle comunità (aziendali, turistiche, condominiali, città minori). Serviranno risorse, ma il servizio potrà avere grande successo e in parte ripagarsi. In ogni caso saranno soldi ben spesi quelli per potenziare il servizio (con controllo, sanificazione e ridistribuzione dei mezzi nelle diverse ore e luoghi della città) perché avremo offerto mobilità sostenibile a buon mercato a milioni di cittadini.
  4. Aiutare i cittadini a rottamare l’auto e scegliere la mobilità sostenibile. Qui i Sindaci devono farsi sentire, perché le risorse ci sono! Cosa aspetta il Ministero dell’Ambiente a mettere a disposizione i fondi per “Programma Buoni di mobilità” previsti dal decreto Clima approvato a dicembre scorso?
    Sono previsti 75 milioni per il 2020 e 180 milioni di euro per le annualità successive. Si tratta di 1.500 euro alle famiglie che rottamano una vecchia auto che non può più circolare (Euro3 o più inquinante) oppure 500 euro per un vecchio ciclomotore, per acquistare abbonamenti, e-bike e sharing mobility. Si potrebbe così subito dimezzare la spesa media per i trasporti per 250 mila famiglie italiane (3.500 euro all’anno secondo l’Istat).
  5. Più smart working. L’esperienza di queste settimane ha dimostrato che il modo di lavorare può cambiare, riducendo spostamenti e organizzando riunioni a cui partecipare on-line, permettendo alle persone di sprecare meno tempo in auto o sui mezzi pubblici. Ai Sindaci chiediamo di spingere questa prospettiva per riorganizzare il lavoro dell’amministrazione pubblica e di aiutare tutte le attività che scelgono di andare in questa direzione. Serviranno risorse, ma soprattutto idee nuove e andrà coinvolto il Governo, ma esistono tutte le possibilità per premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working e mobility management di comunità (di azienda, scuola, enti pubblici, comuni). Ad esempio i vantaggi fiscali di cui oggi beneficiano le auto aziendali possono essere estesi anche a mezzi e investimenti organizzativi per il lavoro a distanza, ai mezzi pubblici, alla condivisione di tutti i mezzi e alla mobilità elettrica o muscolare in tutte le sue forme.

Il Presidente Legambiente Veneto Orientale
Billotto Maurizio

Il Presidente Legambiente Veneto
Luigi Lazzaro

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