Malagestione del Territorio e Malainformazione

L’ennesimo “meteo impazzito”, così preferiscono definire la Crisi Climatica gli Amministratori Regionali, sta evidenziando la malagestione del territorio della Regione Veneto.
Questa regione è governata da oltre vent’anni dalla stessa compagine politica con continuità anche nelle persone, l’attuale presidente ha ricoperto ruoli importanti nelle giunte Galan.
È indubbio che la cementificazione, il consumo di suolo, la mancanza di manutenzione degli anni scorsi, siano originati da questo malgoverno e su di questo ricadono le responsabilità.
Tutte scelte politiche amministrative hanno privilegiato la predazione ambientale alla gestione oculata e dedicata al futuro. I soldi sono stati messi per costruire una devastante Pedemontana non per il governo del territorio. Si sono chiesti, giustamente, i finanziamenti nazionali ma si è messo poco di proprio. Non si tassano cavatori e “imbottigliatori” d’acqua, no a questi si consente tutto e, inoltre, pagano canoni irrisori per prelevare le risorse naturali e modificare gli alvei fluviali.
Si concedono le aree golenali dei fiumi per infinite piantagioni di vigneti e di frutteti consentendo la piantumazione di lunghi filari, legati da robusti cavi d’acciaio e pali, posti perpendicolarmente alla corrente del fiume cosicchè alla piena del fiume questi agiscano da ostacolo e, se scalzati, diventino barriere galleggianti pronte ad attorcigliarsi sui ponti.
Però la battaglia la Regione preferisce farla contro la vegetazione e, anziché gestire il taglio ripariale e golenale in maniera oculata e selettiva salvaguardando le piante sane che contribuiscono a consolidare rive e golene e a rallentare la corrente di piena, taglia tutto…per fermarsi quando trova i vigneti.
Ora per giustificare l’inazione e gli errori si mette in campo la “malainformazione”. l’Assessore Bottaccin accusa i CdF (Contratti di Fiume) di frenare le scelte idrauliche, pur ammettendo lui stesso che questi possono contribuire alla buona gestione dei fiumi. Ricordiamo all’Assessore che la Regione Veneto ha riconosciuto i CdF con una legge regionale ma li ha sempre evitati.
Ha partecipato al solo Contratto di Area Umida della Laguna di Caorle e Bibione che, ricordiamo, in un anno di lavoro ha ricomposto conflitti decennali consentendo la sottoscrizione di un Piano delle Azioni condiviso e sottoscritto, anche dalla Regione, nella figura del Presidente Zaia.
La stampa fa la sua parte descrivendo alluvioni e straripamenti della Piave… avvenuti in area golenale. La golena è FIUME, è uno spazio DEL FIUME dove il fiume deve potersi allargare in caso di piena; le case non dovrebbero stare NEL FIUME.
La regione Emilia Romagna è intervenuta incentivando l’abbandono delle abitazioni poste in golena. È stata una scelta, e qualcuno l’ha autorizzata, quella di costruire una casa DENTRO al fiume perciò, con tutta la comprensioni possibile, è tempo di favorire l’abbandono di quell’area e restituirla, anche nell’immaginario comune, al fiume.
La crisi climatica va affrontata con scelte forti e improntate al riequilibrio nel rapporto con l’ambiente, ce lo spiegano tutti i ricercatori e esperti.
Basta propaganda, bisogna agire contro gli interessi costituiti per garantire il diritto al futuro.
Il piano regionale per il Next Generation EU Plan, si chiama così! (Next Generation: il futuro.
Recovery è per salvare gli interessi forti attuali) contiene molti interventi per la sicurezza idraulica, iscritti come “rivoluzione verde” ma non c’è traccia di questo agire in Veneto.
I CdF sono strumenti per la chiamata a raccolta di tutte le competenze per giungere ai migliori risultati possibili, tenuto conto di tutti gli interessi, di tutti i valori. La democrazia partecipata permette di evitare i conflitti con le comunità locali (a cui una Regione “autonomista” dovrebbe dare più attenzione!) favorendo la realizzazione e l’accettazione delle opere e quindi il successo degli interventi.
Sfidiamo la Regione a percorrere questa strada con lo spirito giusto, quello dell’interesse collettivo della tutela dei beni comuni. La partecipazione, ben gestita, garantisce risultati, creare ad arte i conflitti nasconde l’incapacità ad assumersi la responsabilità delle decisioni.

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