La crisi idrica? Acqua in bocca!

La situazione della Livenza è ogni giorno più preoccupante. Il fiume di risorgiva, che attraversa Friuli V.G. e Veneto, sta agonizzando nel silenzio generale ed è vittima della guerra dell’acqua.
Conflitto non dichiarato ma che si sta combattendo in silenzio e nel silenzio.
Tacciono i Sindaci, tacciono gli agricoltori, gli enti di controllo si girano dall’altro lato e nel frattempo chi può ne approfitta.
Le prese d’acqua non autorizzate aumentano al crescere della temperatura, e i controlli scompaiono… sciolti sotto il sole.
Alla diminuzione della portata del fiume, dovuta alla mancanza di precipitazioni, non si sono messe in campo azioni concrete per la riduzione dei consumi e la loro razionalizzazione. Eppure non mancano gli allarmi. Il recente stop all’uso potabile a Boccafossa, per la risalita del cuneo salino, non ha scosso nessuno. Nelle case si continuano a riempire le piscine, si lavano auto e in agricoltura non ci si pone il problema di quali strategie agricole adottare per adattarsi ai cambiamenti climatici.
Sembra che questi lunghi mesi senza precipitazioni non siano un problema, come se bastasse qualche giornata di pioggia per recuperare la risorsa utilizzata. Questa crisi la soffriremo a lungo e servono parole chiare, azioni concrete, per l’uso responsabile e investimenti per una rete efficiente con perdite al minimo.
La scelta di utilizzare l’acqua del Brian per la potabilizzazione può essere accettata solo in situazioni di emergenza. Si deve considerare che, se in condizioni ottimali il canale è alimentato principalmente da acque di buona qualità della Livenza attraverso la derivazione di Albano di Motta di Livenza, con portate autorizzate fino a 23 mc/s, non è così nei momenti di crisi. L’attuale derivazione dalla Livenza risulta più che dimezzata e per garantire i volumi di irrigazione il Consorzio di Bonifica deve reimmettere nel Brian le acque di ritorno dall’irrigazione con un notevole, peggioramento della qualità stessa. Riteniamo che nella scelta della fonte di approvvigionamento della risorsa idropotabile non sia sufficiente il solo requisito della concentrazione dei cloruri, e dunque avere “acqua dolce”, ma anche un ottimale livello di qualità degli altri parametri previsti dalla legge.
Siamo, infine, preoccupati perché il fiume è oggetto di progetti che prevedono ulteriori derivazioni in sinistra idrografica, il che significa ridurne ulteriormente la portata e aumentare il rischio di risalita permanente del cuneo salino che andrebbe ad intaccare anche le falde.
Per noi è chiaro che l’obiettivo prioritario, che chiama in causa l’impegno e la responsabilità di tutti, deve essere quello di limitare al massimo la risalita del cuneo salino, garantendo adeguate portate fluenti alla Livenza, secondo il principio del Deflusso Ecologico.
Questo, oltre a garantire risorsa idropotabile di qualità per la stazione dell’acquedotto di Boccafossa, permetterebbe la sopravvivenza dell’ecosistema fluviale nel suo tratto finale e limiterebbe il grave problema dell’intrusione salina nelle falde, fenomeno responsabile della progressiva desertificazione dei suoli agricoli.
L’acqua è un bene di tutti perno per la sopravvivenza, perciò non è possibile ignorare quanto la crisi climatica ci sta dicendo, è necessario: tutelare le riserve dagli inquinanti e da prelievi intensivi o non autorizzati, efficientare le reti del ciclo dell’acqua, ridurre i consumi, utilizzare le acque “grigie” per le attività industriali. È inderogabile mettere in campo il Piano per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici per contenere e rallentare gli effetti che, giorno dopo giorno, incidono sempre più pesantemente nell’attuale modello socio-economico.

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